Negli Occhi di Chi Guarda

WRITTEN AND TRANSLATED BY MELISSA NUHICH.
LANGUAGE: ITALIAN

Ognuno ha un posto felice. Da qualche parte dove il mondo intero si ferma per loro ma non finisce. Il mondo non finisce mai quando sei felice così.

Ci penso spesso: il modo in cui il vento soffiava i nostri capelli sui nostri volti rosei, mentre ridevamo e ci tenevamo l’uno a l’altro, felici e liberi. Le onde si scatenavano sulle rocce giù in fondo, mentre i pittoreschi edifici di color pastello scintillavano alla luce del sole pomeridiano. Sembrava che loro ombre corressero sull’altro lato del faro, sotto il quale eravamo rannicchiati. Non ci rendevamo conto del tempo; per noi era privo di significato, poiché tutto ciò che importava era il momento presente.

Non importava nemmeno che apparenza avevamo, o chi eravamo. I nostri dintorni ci hanno dato una nuova identità, una nuova esistenza alla quale aspirare. Mentre guardavamo il sentiero che ci portava al faro, eravamo sicuri di essere stati colpiti da una forza soprannaturale. L’impeccabile conservazione della natura, isolata da ogni interferenza esterna, ha creato l’illusione di entrare nel giardino di una fata. Abbiamo involontariamente giocato a nascondino tra rocce e cespugli, limoni e aranci che crescevano ai lati del sentiero.

Un cimitero pulito dipinto tutto di bianco accanto a un’antica chiesa del XII secolo. Un hotel di lusso a cinque stelle. Un piccolo vigneto. Non c’era modo di dire cosa avremmo incontrato in seguito! Per tutto il tempo, avevamo voluto di fuggire dalla nostra ‘bolla’ cittadina e ci siamo finalmente riusciti.

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In the Eye of the Beholder

Everyone has a happy place. Somewhere where the entire world stops for them but doesn’t end. The world never ends when you’re happy like that.

I think about it often: the way the wind blew our hair across our rosy faces, as we laughed and held onto each other, happy and free. The waves crashed onto the rocks far below, while the picturesque pastel buildings twinkled in the afternoon sunlight, their shadows looked as though they were running across the other side of the lighthouse, under which we were huddled. We knew not of time; it was meaningless to us, as all that mattered was the present moment.

It didn’t even matter what we looked like, or who we were. Our surroundings gave us a new identity, a new existence to strive for. As we looked upon the trail leading up to the lighthouse, we were sure we had been struck by some supernatural force. The impeccable preservation of nature, secluded from all outside interference, created the illusion of stepping into a fairy’s garden. We unintentionally played hide and seek among the rocks and bushes, lemon and orange trees growing on the sides of the trail.

A neat cemetery painted all in white next to the site of an ancient 12th century church. A five-star luxury hotel. A small vineyard. There was no telling what we would run into next! All the while, we had wanted to escape our city bubble and we had finally succeeded.